Rina, la mia figlia giapponese

Io ho cinque figlie, tre le ho partorite e due le ho accolte grazie a Intercultura.

La scelta di ospitare è venuta in modo naturale. Mentre una figlia si preparava per partire per la sua avventura con Intercultura il resto della famiglia ha accolto con entusiasmo l’opportunità di “riempire” il vuoto che avrebbe lasciato.

Così, mentre Benedetta iniziava a muovere i suoi passi in un altro continente, noi abbiamo incontrato Rina.

Rina era, ed è ancora, una creatura deliziosa con gli occhi a mandorla, che viene dal Giappone ma con un’anima napoletana. All’inizio erano la timidezza e la riservatezza a farla da padrone. Grazie al tempo, alla quotidianità, ai consigli dei volontari Rina e noi tutti abbiamo scoperto che una figlia può arrivare da molto lontano, la si può conoscere da poco tempo, eppure la si percepisce come propria, le si vuole bene come se fosse sempre stata con noi e si vorrebbe che non dovesse andare più via.

Le difficoltà linguistiche ci sono state e con determinazione e pazienza sono state superate. Rina è diventata la quarta figlia senza quasi accorgersene. E’ cambiata tanto nei mesi che abbiamo passato insieme, ha imparato ad avere più fiducia in se stessa, ha provato tutti i cibi che poteva, ha visitato tutti i luoghi con la meraviglia negli occhi e ha imparato l’arte degli abbracci. Dopo essere ripartita per il Giappone è tornata già due volte a trovarci, ogni volta con qualche membro della sua famiglia naturale. Ed è stato bellissimo! Parla ancora Italiano, mangia sempre con grande piacere e abbraccia ancora tanto e ci piace tantissimo che sia riuscita a percorrere la strada che sognava. Ora aspettiamo che torni per terza volta, speriamo presto.

Agus, la mia figlia argentina

E poi è arrivata Agus!

Agus è arrivata dall’Argentina. Meno barriere linguistiche, ma una cultura differente. Agus era già un’esperta di abbracci.

Il suo arrivo è stato un po’ meno preparato, comunque anche questa volta abbiamo imparato a conoscerci con il tempo. Ed è stato bellissimo, un’altra volta. Agus è la figlia che tutti vorrebbero, attenta, sorridente, capace di imparare dai propri errori e buona come pochi.

Sentire Rina e Agus che chiamano mamma e lo fanno perché stanno parlando con te è un’emozione che ancora adesso mi fa venire gli occhi lucidi, gioire per un voto preso a scuola, avere quell’ansia sapendo che escono con le amiche e pensare che devono rispettare un coprifuoco perché le regole le hai stabilite tu.

Consolarle quando hanno avuto una giornata difficile, festeggiare tutti insieme il Natale con i parenti, fare una bella gita e vedere la gioia che trasmettono e la gratitudine per aver avuto anche questa opportunità.

E gli abbracci, lunghi. I commiati difficili e dolorosi. Tutte queste esperienze e tanto altro fanno di Rina e di Agus le mie figlie quattro e cinque.

Ora aspettiamo che possano tornare, magari un giorno insieme per conoscersi tra loro, sarebbe un sogno che diventa realtà.

Grazie Intercultura.

Carla Posenato